Conviviale 3-marzo2004 : Relatore della serata sara: ALESSANDRO ZAMAGNA – riminese, velista e navigatore.

Fabio Gasperoni ha presentato il navigatore solitario, Avv. Marino Fattori Presidente della Federazione Velica Sammarinese ha parlato di Vela  e delle iniziative della Sua Federazione

ALESSANDRO ZAMAGNA, un riminese alla Regata "MINI TRANSAT 6,50 2003" ha effettuato la traversata dell'Oceano Atlantico in solitario con una imbarcazione di mt.6,50. Il coraggioso velista riminese ha raccontato la straordinaria avventura di cui si è reso protagonista attraversando l'Atlantico da La Rochelle a Salvador Bahia su una piccolissima barca costruita artigianalmente, rappresentando l'Italia in una regata di coraggiosi navigatori solitari.

L’oceano, un uomo, una vela, una emozione lunga 4000 miglia attraverso l’Atlantico, sulla rotta degli Alisei, dalle maree della Bretagna agli Atolli corallini delle Antille.

Un'avventura impressa indelebilmente nella memoria degli uomini e delle donne che l'hanno vissuta.

Questa è la Mini Transat, una regata che si corre in solitario su barche di 6 metri e mezzo e che ha segnato gli esordi di alcuni tra i più grandi velisti della “Course au large”: Laurent Bourgnon, Bruno Peyron, Yves Parlier, Isabelle Autissier che hanno iniziato con la Mini Transat la loro storia d’amore con l’oceano. Creata nel 1977 da Bob Salmon, la Mini Transat si afferma subito come una regata di grande fascino.

Il divieto, durato fino all’ultima edizione, di utilizzare alcuno strumento di navigazione eccetto il sestante ed il radiogonometro, esalta le doti marinare oltrechè quelle veliche dei partecipanti. Il rapporto con il mare e con la natura è totale. Dal 1984 l’organizzazione della Mini Transat è passata ai francesi che ne hanno curato tutte le successive edizioni, mantenendo inalterato lo spirito della regata, così come era stato voluto da Bob Salmon.

Attualmente le Mini sono dei piccoli capolavori di tecnologia e costituiscono un ottimo laboratorio per i materiali e le soluzioni poi applicati anche a scafi più grandi. I ballast, i doppi timoni, le pinne stabilizzatrici sono innovazioni testate con successo sui mini che hanno contribuito all’evoluzione dello yatching a vela. La precarietà che si vive su una barca così piccola in mezzo all’oceano ha inoltre fornito un patrimonio di esperienze preziosissime per lo studio della sicurezza nella navigazione d’altura.



 
SCHEDA

SKIPPER
Nato : 01/06/65
Residenza : Rimini
Professione : Imprenditore

BARCA
Nome : Arke'
N° : 342
Anno : 2001
Progetto : Fiorenzi


 

PROFILO SKIPPER
La determinazione di Alessandro ad essere presente alla partenza di questa Transat 6.50, comincia circa tre anni addietro con un dramma:
<<Mio fratello ha perso la vita in un incidente motociclistico e mio malgrado mi e' toccato il premio dell'assicurazione sulla vita che aveva stipulato. Anche lui come me amava il mare e la vela, ho pensato quindi di onorare la sua memoria cominciando la costruzione di una barca che anche lui avrebbe desiderato.>>
Una realizzazione lunga e in estrema economia, una ricerca di Sponsor difficoltosa vista la tipologia della barca.
Con un sorriso Alessandro ricorda di quando l'attuale Sponsor venne in cantiere e guardando il Mini disse: <<che cosa sarebbe questo battello ridicolo? .... dovetti sudare le mie belle sette camicie per convincerlo>>.
In effetti Arke' e' veramente un Mini un po' diverso dagli altri, balza subito agli occhi che e' piu' alto; Alessandro infatti supera abbondantemente il metro e 90: <<E' fatto in modo che io possa rientrare senza problemi vista la mia statura...>> dice il nostro skipper, che pero' non ha tralasciato nessun particolare al caso, realizzando una barca espressamente pensata per regatare in solitario.
Zamagna ha gia' partecipato nel '92 a una Transat (dal Portogallo alla Colombia) pero' questa e' la sua prima traversata Atlantica in solitaria.
<<Ti senti tranquillo?>> gli chiediamo, <<Sono un po' preoccupato, vista la durezza della prova, ma anche curioso di conoscere i miei limiti e di capire dove posso arrivare.>> << Partecipo con una filosofia che potrei riassumere in tre punti: 1°- Non rischiare 2°- Divertirsi 3°- Arrivare tutto intero>> il tutto sottolineato da un sorriso che non scompare mai dal suo volto.

 




Partiti da Rimini a metà agosto (dopo la regata qualificativa 500x2), con auto+rimorchio+arkè+una marea di materiale...+2 fidati personaggi dello shore team, arriviamo dopo 30 ore di viaggio nella mitica "La Rochelle", patria della vela oceanica a livello mondiale.

Subito ci imbattiamo con la realtà e la cultura francese del lavoro marittimo, tempo 6 ore e la barca è già chigliata, in acqua e con l' albero dritto, il tutto senza aver nemmeno prenotato la gru e con il massimo della gentilezza (non proprio come in Italia eh!). Il giorno seguente andiamo a vedere con arkè la partenza dei Figaro (43 solitari che se ne andranno verso il fastnet) e già qui cominciano le prime scaramucce con gli altri mini650 atlantici. Con molta curiosità tutti ci ronzano intorno e dall' antivegetativa arancione sulle appendici subito capiscono che siamo li' per fare la minitransat.


Ma passiamo alla regata: dopo 7 giorni di controlli continui sulla stazza, sicurezza, documenti, assicurazioni,corsi di sopravvivenza, visite mediche, adesivi di sponsor della regata ecc. ecc.. finalmente si va in acqua per la regata di prologo (49 miglia) La Rochelle-Royan. Sono in barca con Patrick Philippon, inizio con poco vento (soffriamo un pò) poi via via in aumento. Concludiamo al 5° posto a un solo secondo da J. McKee e ci mangiamo la possibilità del podio con una straorza proprio all' ultimo lato (un vero peccato).

PRIMA TAPPA Giorno 07 settembre; la partenza viene rimandata di 2 giorni a causa delle bizze del ciclone "Fabian" che alimenta un SW di 40 nodi, tutti ringraziano il direttore di corsa e l' organizzazione per l' intelligente decisione presa. Purtroppo gli amici intervenuti alla preparazione della barca non possono godersi la partenza costretti al rientro in Italia (alla prossima mini spero di invertire le posizioni, loro partono.... e io gli dò una mano in banchina).

Giorno 09 settembre; finalmente ci siamo, le barche vengono trainate in mare aperto dai gommoni ed una folla enorme ci da il saluto creando una gran festa.
Come tutti gli skipper temevano viene posizionata una boa di disimpegno al vento, ci sono circa 20 nodi e i pericoli di collisione sono inevitabili. Decido di bordeggiare fuori dalla flotta sul lato di dritta per non rischiare e giro il disimpegno 15°. Ben 3 barche saranno costrette a riparare in porto per sistemare le rotture subite negli abbordi compreso un disalberamento.
Una volta passati a fianco del mitico Fort Boyard lasciamo il faro di Antioche a babordo e sfracciamo in bolina larga verso Finisterre alla media dei 7 nodi. Chiglia tutta basculata, pesi tutti a sinistra, ballast semi-carico e Arkè tiene tranquillamente il passo con i migliori. Mi preparo alla prima nottata di questa funanbolica regata promettendomi di mantenere i ritmi del sonno come sono stati studiati (15-20 minuti ogni 2 ore di lavoro).

Giorno 11 settembre; il vento come previsto è aumentato e ruotato a destra, sono al lasco e plano a 10 nodi, alzo gli occhi verso le vele e mi accorgo che una stecca della randa è rotta fuoriuscendo dalla tasca.
Ammaino e altro non mi resta che buttare in mare i pezzi di carbonio, tempo 3 ore e tutte le stecche sono rotte (su queste rande così allunate rotta la prima poi si rompono tutte). Mi ritrovo con un lenzuolo al posto di una vela che frusta ripetutamente sulle sartie e sulle crocette, troppo pericoloso continuare così, ammaino la randa e continuo la corsa con drifter 7/8 e randa di kappa percorrendo le miglia nel dubbio se continuare in quella maniera e non perdere questo bel vento o entrare a La Corugna e riparare il tutto.
Faccio il punto nave e mi accorgo che la costa intorno a Capo Finisterre si chiama "la costa della Muerte", forse è meglio affrontarla con tutte le vele a posto, decido di entrare in porto in buona compagnia di altri 4 mini che hanno avuto problemi e mettermi in caccia di un velaio il venerdì notte. L' indomani trovo una veleria aperta a 30 km. carico la randa su un taxi e dopo una giornata di lavoro ritorno sul barchino incontrando gli altri sfortunati colleghi.
Con loro si decide di ripartire tutti insieme visto che i battelli accompagnatori e la flotta sono ormai distanti 150 miglia. Questa piccola flotta, perseguitata dalla sfortuna, perde inoltre l' aggangio all' aliseo portoghese e mentre gli altri scendono a 8 nodi al lasco noi ci prendiamo prima 2 giorni di bonaccia,poi venti da sud per una piccola perturbazione e finalmente il sospirato nord gli ultimi 2 giorni.
Conclusione: 12 giorni per la prima tappa a 4 gg dal primo, ma agli altri della piccola flotta è andata anche peggio, arrivo un pò stremato ma il sorriso della Rita è lì sul gommone pronto ad accogliermi: sono felice!

SECONDA TAPPA Giorno 27 settembre; si riparte e questa volta nessuna boa di disimpegno, sono super-deciso a fare una bella prova per dimostrare a tutti il valore effettivo della barca (che è meglio di quello dello skipper), parto al centro della flotta con un vento sui 15 nodi al lasco stretto e dopo due ore di spinnakerata sono primo tra quelli che hanno deciso di lasciare a destra l' isola di Fuerteventura.
Il vento rinforza, compio un paio di straorze ma resto sovrainvelato pur di non perdere la posizione. Quando decido di ridurre e cambiare lo spinnaker ormai è tardi, si rompe la saldatura dell' attacco del balestrone e tra mille bestemmie ammaino e cerco sulla carta nautica un porto ove effettuare la riparazione. Mi rifugio a Porto del Rosario (Fuerteventura) ma è sabato pomeriggio e l' unico fabbro è introvabile, c'è un bel vento favorevole ed ho già perso 5 ore inutilmente, decido di ripartire al più presto e dalle comunicazioni radio mi accorgo di essere già indietro di almeno 50 miglia dai primi.
Sconsolatissimo faccio tutta la navigazione a vele bianche fino all' arcipelago di Capo Verde, per fortuna il vento è sempre sostenuto, atterro a Sao Vincente nella baia di Mindelo dove incontro ben 6 mini e 3 barche accompagnatrici tutti con problemi di piloti, balestroni, timoni, boma ecc.. Ormeggio in rada affiancato ad un catamarano ed i ragazzi del "Clube Nautico" si prodigano per farti da spola con il tender.
Qui faccio la bellissima conoscenza di Giuseppe Veneroso di Marina di Pisciotta, un ex-finanziere che per puri motivi patriottici sta cercando di attraversare l' atlantico in solitario a bordo di un "show29" con tanto di foto del presidente della repubblica, io al contrario lo faccio per puro spirito anarchico (come è strano che a volte si fanno le stesse cose ma con punti di partenza opposti).

Giorno 04 ottobre; riparto dalle isole di Capo Verde con una nuova flotta di sfortunati per affrontare la traversata ed il terribile "Pot au Noir" dove i venti, le piogge, le correnti e quant'altro si possa trovare non è mai costante, nemmeno la temperatura che ti costringe a ripetuti mutamenti di abbigliamento. Da questo momento l' esistenza e la sofferenza viaggiano di pari passo: bonacce, mani di terzaroli, svuotamento di acqua da sottocoperta,spostamento di materiali, riparazioni, creano un turbinio di lavoro incessante per giorni e giorni. Il tutto per poi incontrare una settimana intera di bolina stretta con vento di 20 nodi da SSE. Finalmente sono in vista dell' arcipelago Fernando de Noroha ed il cuore comincia a pulsare con un ritmo "brasileiro". Oltre alla felicità di rivedere terra, mi gusto anche un senso di sicurezza dato dal fatto che se dovessero succedermi nuovi imprevisti tecnici non sarei stato distante da un approdo sicuro.

Giorno 20 ottobre; sono in prossimità della Bahia dos todos os Santos e faccio l' ultimo punto nave sulla carte nautiche che sono appartenute a Roberto Varinelli. Ogni volta che ho compiuto questa operazione un pensiero è sempre volato da Roby e se sono arrivato senza incidenti personali penso di doverlo anche a lui.

Notte 21 ottobre; è buio ed i grattacieli illuminati di Salvador mi appaiono come quelli di Manhattan; Arkè compie l' ultima virata ed un suono di tromba mi dice che è finita!!! Si affianca il battello del comitato su cui c' è Enrico Podestà che mi accoglie con un entusiasmo esprimibile solo da chi a compiuto la stessa avventura.
Tra fuochi d' artificio, ritmo di samba, costumi tipici, frutta e caipiriha ecc. vengo accolto a terra da una moltitudine di persone, sono frastornato....è festa!!!!

Il prototipo Arké su cui Zamagna corre la sua sfida esce dallo studio di progettazione dell'Analytical Methods Italia di Alberto Fiorenzi e dal cantiere di Bert Mauri.
.


                                                                                 informazioni sul mini 6.50

 

                                                         bollettino